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L’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona Giovanni XXIII è stata costituita con delibera di Giunta della Regione Emilia Romagna n. 1952 del 29/12/2006. Essa è disciplinata dalla legge regionale 12 marzo 2003, n. 2, dalle deliberazioni del Consiglio Regionale n. 623/04, n. 624/04, dalle successive indicazioni regionali e dallo Statuto.L’Azienda persegue finalità sociali e socio-sanitarie salvaguardando l’ispirazione fondativa delle Istituzioni da cui deriva con particolare riferimento al settore dell’assistenza agli anziani e ai soggetti con patologie assimilabili a quelle dell’età senile, in special modo a coloro che versano in condizioni di disabilità e non autosufficienza. L’Azienda trae origine dalla fusione fra le IPAB bolognesi Istituto Giovanni XXIII, Opera Mendicanti detta Orfanotrofio S. Leonardo e Istituto Antirabico.
Breve storia sulla nascita dell'assistenza ai bisognosi da parte dell'Opera Mendicanti
Nascita dell'ospizio dei vecchi settuagenari di S. Giuseppe
Nascita dl Regio Ricovero di Mendicità Vittorio Emanuele II
Nascita dell'Istituto di Cura e Riposo Giovanni XXIII ed Opere Pie annesse
Patrimonio storico artistico e archivistico
Breve storia sulla nascita dell'assistenza ai bisognosi da parte dell'Opera Mendicanti
Da tempo antichissimo, forse da sempre, la carità umana si rivolse a soccorrere il vecchio, la donna e il poverello, che in misere condizioni, sprovvisti di tutto, incapaci a qualsiasi lavoro, non avevano alcun alloggio per dormire e per proteggersi.Sorsero così, in forme rudimentali, gli Ospizi che ospitando tanta povera gente che, rimasta sola, senza appoggi, e senza alcun affetto di parenti, trascinando in solitudine la più squallida esistenza, aveva bisogno di asilo.A qualche forma sia pure elementare di soccorso provvidero indubbiamente, e per prime, le comunità religiose, poiché anche le più modeste parrocchie non si rifiutavano di accogliere almeno per una notte il viandante povero senza cibo e senza tetto.Questa forma ospitale della propensione umana verso gli altri uomini più sventurati, si manifestò presto e nelle forme più svariate. Le elemosine dei singoli concorrevano spesso a provvedere alle necessità di tali bisogni, e così sorsero le prime forme di Ospizi per i vecchi, per gli infermi, per le vedove, per i fanciulli, e per tutti coloro che dimostravano di averne estremo bisogno.Ricoverare queste persone parve indubbiamente non soltanto un dovere, ma una necessità di fratellanza umana e, in Bologna, una grande quantità di queste singole e disparate opere benefiche, poterono alfine riunirsi in una entità meglio e più vastamente organizzata che ebbe nome di Opera Mendicanti. Trattasi della più antica opera eretta in Italia a favore dei mendicanti. Con un Breve di Papa Pio IV, datato 1560 , si cominciò, ogni settimana ad adunare la folla degli accattoni nei chiostri dei conventi dei quattro quartieri della città, dei Serviti, Domenicani, Agostiniani e Conventuali, distribuendo a tutti i poveri una elemosina.Successivamente, sempre per l'intervento della Autorità Pontificia, fu provveduto a raccogliere in luogo apposito i mendicanti, e sempre col consenso dei Magistrati e con l'aiuto di cittadini benefattori si destinò, a tale asilo, un apposito luogo nella Chiesa, attualmente adibita a Camera Mortuaria dell'Ospedale Malpighi, e nella annessa Casa di S. Gregorio, che già in tempi di epidemia era servito per ospitare gli appestati. Questa fu la vera origine dell'Opera dei Mendicanti, che si può far risalire al 1563 e che poi fu continuata dal Ricovero di Mendicità. Ottocento mendicanti, fra maschi e femmine, furono in lunga processione avviati nel giorno 18 aprile di tale anno alla Chiesa di San Gregorio e vennero provvisti di vestimento e cibo.
Nascita dell'ospizio dei vecchi settuagenari di S. Giuseppe
L'Ospizio dei Vecchi Settuagenari di San Giuseppe, riconosce la sua origine nelle caritatevoli cure del Cittadino Nobile e Notaio Antonio Bondì, e da lasciti testamentari del medesimo per rogito del Notaro Pellegrino Aratusi in data 17 agosto 1642. Esso ha lo scopo di dare ricetto vita natural durante a vecchi che abbiano compiuto il settantesimo anno di loro età, non ammogliati, non affetti da malattie morbose, di buona morale e civile condotta, e non inquisiti da anni quaranta in poi. Il Bondì ideò una Istituzione del tutto originale, e per i tempi che correvano, nei quali la beneficenza assumeva principalmente carattere di culto e solo subordinatamente era mezzo per soccorrere le miserie, il concetto che ispirò il Bondì avvisava su un’utile innovazione nel campo della beneficenza. L'Ospizio era stato tenuto in vita da numerosissimi lasciti in denaro e donazioni di beni rustici situati in Castenaso, Gaibola, Longara, Santa Maria in Strada, Borgo Panigale, Varignana e Medicina, e beni urbani situati in Via Galliera e Via Casette dove venne eretto l'Ospizio, che fu per tanti anni amministrato dall'Arciconfraternita. "Origini e vicende dell'Ospizio dei Vecchi Settuagenari di San Giuseppe" è una monografia storica redatta dal Dott. Carlo Biancoli Segretario del Ricovero di Mendicità nel 1894, nella quale viene ripercorso il cammino dell'Istituzione attraverso le eredità.
Nascita dl Regio Ricovero di Mendicità Vittorio Emanuele II
Il Regio Ricovero trae la sua origine quando una Società di benefattori, nel 1860, si riunì in Opera di carità e istituì un Ricovero di Mendicità allo scopo di dare asilo ai mendicanti e “curare la piaga sociale dell’oziosità questuante”. Il Ricovero ospitava gli accattoni di ambo i sessi e d’ogni età incapaci di lavoro proficuo, non malati contagiosi, nati a Bologna o che vi risiedessero da almeno dieci anni. In quei giorni la città era funestata dalle imprese della banda Pietro Ceneri, era la famosissima “causa lunga”, che sulle pubbliche vie e in pieno giorno invadevano case, botteghe e passanti spogliandoli di tutto, con la minaccia che li avrebbero scannati solo se avessero parlato o se avessero destato in essi il solo sospetto di essere riconosciuti.L’entusiasmo con cui i bolognesi aderirono all’iniziativa, fra i quali ben 2253 Soci Contribuenti, derivò soprattutto dal desiderio di veder tolti dalla circolazione individui socialmente pericolosi, tanto è vero che, sgominata la banda Ceneri, tornò la tranquillità. Il Ricovero di Mendicità, dunque, prima di trasformarsi in un Ente di assistenza gerontologica e geriatrica, è passato attraverso l'assistenza a diverse categorie di soggetti fra le quali ha rivestito particolare importanza quella degli orfani che, per moltissimi anni, è stata la prevalente, per poi divenire preposto anche all'assistenza dei malati cronici, nel giorno in cui fu conglobato con lo Spedale di San Salvatore o degli Abbandonati, fondato per volere del Parroco di Sant'Isaia Dottor Don Giulio Canali nel 1735 nella casa di proprietà della Congregazione dei Preti dell'Oratorio San Filippo Neri.Con il Decreto Farini del 10 marzo 1860 fu aperto e regolato in Bologna il Ricovero, e dallo stesso Governatore Farini fu eretto in Regio Ricovero di Mendicità "Vittorio Emanuele II", di cui il primo Presidente, benefattore e Sindaco della città di Bologna fu il Marchese Luigi Pizzardi. Ebbe anche un notevole sviluppo per il concorso benefico di Enti pubblici quali il Comune e la Cassa di Risparmio e privati benefattori che, con lasciti di eredità, concorsero ad aumentare la possibilità di estendere la beneficenza.Successivamente, data l'identità dello scopo, con R.D. 13 ottobre 1861, furono fusi nel Ricovero di Mendicità Vittorio Emanuele II, le gestioni di: Antica Opera Mendicanti, che comprendeva un'area in fregio all'attuale Via Albertoni, compresa fra Via Primodì, Via Pizzardi e Via Palagi fino a Via Mazzini, collegata con lo stupendo portico seicentesco di Bartolomeo Belli, Ospizio dei Vecchi Settuagenari di San Giuseppe, Orfanotrofio San Leonardo, ultimo residuo dell'Antica Opera Mendicanti e dello Spedale degli Abbandonati.Assunse quindi il nome di Regio Ricovero di Mendicità Vittorio Emanuele II ed Opere Pie Annesse, che troverà nel 1890, nella Legge Crispi sulle Ipab, le norme di riferimento, superate da appena tre mesi. Infatti detta Legge n. 6972 emanata il 17 giugno 1890 stabilì che tutte le IPB, (che nel 1923 vennero chiamate IPAB), per il solo fatto di perseguire finalità di assistenza e beneficenza, assumevano natura di enti pubblici. Lo Stato assumeva quindi nuovi compiti di intervento sociale, regolamentando con proprie norme una materia che era stata in passato disciplinata da leggi ecclesiastiche. Si trattava quindi di un notevole mutamento, anticipando alcune caratteristiche del Welfare State, ponendo fine al monopolio delle istituzioni caritatevoli nella gestione dell'assistenza e facendo sorgere un nuovo soggetto che si adoperava per tentare di limitare i danni dovuti alla povertà.L'Amministrazione del Regio Ricovero di Mendicità Vittorio Emanuele II ed OO.PP. Annesse ebbe la sua antica sede nel palazzo di Via Drapperie al n. 6, tuttora di proprietà dell'azienda. Nel 1956 l'Amministrazione si trasferì a "Palazzo Scagliarini" Via Riva Reno n. 77, a seguito di volontà testamentaria avvenuta nel 1943 da parte dell'Avv. Arturo Scagliarini.Il bel palazzo risalente al 1400, che in passato non costituiva un complesso unitario come è ora, fu realizzato su disegno dell'architetto Francesco Tadolini, subì, in passato, diverse operazioni di ristrutturazione effettuate dai numerosi proprietari e, per quanto bistrattato e lesionato dalle incursioni belliche, rimase tuttavia nella sua parte essenziale in ottime condizioni per accogliere in degna sede l'Amministrazione del Ricovero, che negli anni 1985/1986 provvide al restauro della facciata portandolo agli antichi splendori.Nel 1927 Il Ricovero di Mendicità Vittorio Emanuele II provvide alla costruzione di una casa di Riposo intitolata "Ospizio Dei Vecchi Settuagenari di San Giuseppe" in Via Albertoni n. 11.L'antico Ricovero di Mendicità Vittorio Emanuele II ha mutato, con provvedimento in data 26 aprile 1965, il proprio nome in Istituto di Cura e Riposo Giovanni XXIII ed OO. PP. Annesse in Bologna.
Nascita dell'Istituto di Cura e Riposo Giovanni XXIII ed Opere Pie annesse
Nell'anno 1965 l'Istituto prese in affitto una struttura Ospedaliera Privata in Rastignano Via Toscana, che venne adattata a Ospedale specializzato in malattie urologiche, con un centinaio di posti letto. l'Istituto curò il restauro delle camere e delle Sale operatorie. Nell'anno 1966 con P.S.U. del 13 ottobre 1966 ratificato con deliberazione n. 193, si prese atto del trasferimento, per motivi di sicurezza, degli ospiti sani del ricovero di Via Albertoni alla Casa di Riposo di recente costruzione di proprietà del Comune di Bologna, l'attuale Viale Roma. Successivamente l'Istituto acquisì la proprietà della Casa di Risposo mediante permuta di numerosi poderi di sua proprietà siti nel comune di Bologna e Castelmaggiore. La struttura prese il nome dalla località dove era situata e fu chiamata "Portazza".Nel 1972 inaugurò L'Ospedale intitolato al nome illustre di "Marcello Malpighi" già sede dell'Orfanotrofio San Leonardo, utilizzato durante la guerra come ospedale di appoggio per emergenze e successivamente, come scuola. Fu abbattuto e venne costruito l' Ospedale Urologico Geriatrico per acuti di Via Pelagio Palagi con 400 posti letto.L'Ospedale Malpighi di Via Albertoni, 15, deve essere considerato la continuazione dello Spedale degli Abbandonati; dopo un parziale abbattimento, ed una ricostruzione, fu inaugurato nel 1974 l' Ospedale specializzato geriatrico per malati acuti e lungodegenti, che poté ospitare sino a una media di 630-650 posti-ricoverati.La denominazione di Istituto di Cura e Riposo Giovanni XXIII ed opere Pie annesse con D.P.R. 26 Aprile 1965, è rimasta identica anche dopo lo scorporo delle attività ospedaliere dell’Istituto a favore dell’Ente Ospedaliero “Marcello Malpighi” a seguito dell’emissione del Decreto del Presidente della Giunta Regionale Emilia Romagna n. 241 del 6/4/1976.Tale decreto regionale ha modificato le finalità dell’Istituto di Cura e Riposo Giovanni XXIII ed OO.PP annesse, limitandone l’area di intervento solamente agli anziani sani o parzialmente infermi, mentre ha lasciato formalmente immutati gli scopi statutari delle altre Opere Pie.Il Consiglio di Amministrazione dell’Istituto con deliberazione n. 239 del 9 giugno 1988 stabilì la fusione delle seguenti Opere Pie:- Istituto di Cura e Riposo “Giovanni XXIII”;- Ospizio dei vecchi Settuagenari di S.Giuseppe;e l’incorporazione dei seguenti patrimoni:- Eredità Ferrarini;- Eredità Mattei;- Patrimonio ex Gesuitico;- Eredità Zamboni;amministrati dall’Istituto di Cura e di Riposo Giovanni XXIII ed OO.PP. annesse in una nuova ed unica Istituzione che assume la denominazione di:“ISTITUTO GIOVANNI XXIII ED ANNESSA OPERA MENDICANTI DETTA ORFANOTROFIO SAN LEONARDO” Con Decreto n. 832 della Regione Emilia Romagna dell’11 dicembre 1989 venne approvata la fusione per incorporazione dell’IPAB “Istituto di Cura e Riposo Giovanni XXIII di Bologna. Per un approfondimento della storia dell’ente, si veda il volume “Filantropi e benefattori per tradizione. Dall’Opera Mendicanti del 1563 al moderno Istituto Giovanni XXIII”. Editrice Compositori, 2002.
Patrimonio storico-artistico ed archivistico
L’ASP Giovanni XXIII è proprietaria di un cospicuo patrimonio mobiliare (dipinti, arredi, suppellettili) di interesse storico - artistico.Parte di tale patrimonio (i beni di maggior pregio) è stato concesso in comodato d’uso gratuito al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Soprintendenza per il Patrimonio Storico e Demoetnoantropologico di Bologna (Pinacoteca), al Comune di Bologna, (Collezioni Comunali d’Arte) e all’Azienda Ospedaliera S.Orsola-Malpighi, allo scopo di promuoverne il valore e la conoscenza nei confronti della città e dei suoi visitatori.Altri beni mobili (dipinti ed arredi) di minor pregio storico - artistico ma in discreto stato di conservazione, sono conservati come arredi delle Sale dedicate ad attività istituzionali in viale Roma e della sede legale presso Palazzo Gnudi- Scagliarini.Presso l’Archivio di Stato di Bologna è consultabile il Fondo Giovanni XXIII, costituito da Statuti, Regolamenti, Atti deliberativi, documentazione patrimoniale ed amministrativa riferibili ai diversi enti ed alle eredità che nei secoli hanno fatto la storia della più grande azienda sociale di Bologna.
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