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La presa in carico delle persone affette da demenza Stampa E-mail

La demenza è una sindrome caratterizzata da segni di deterioramento cognitivo (deficit della memoria, dell’orientamento temporo-spaziale, del linguaggio, ecc.) spesso associata a disturbi del comportamento (agitazione psico-motoria, insonnia, aggressività, wandering, delirio, ecc.), la cui frequenza, già oggi elevata, andrà con tutta probabilità aumentando ulteriormente nei prossimi anni, a causa del progressivo allungamento della vita media.
Nell’ambito della popolazione ultrasessantacinquenne, la prevalenza stimata della demenza varia nel mondo dal 3,4% della Svezia al 6,7% del Giappone; in Italia (studio ILSA del 1997) si aggira intorno al 6,5%; a Bologna intorno al 6% (dato del 1999).

All’interno dell’ASP Giovanni XXIII, la demenza costituisce da molto tempo la patologia di gran lunga più rappresentata: limitando l’osservazione al quinquennio 2002-2006, la prevalenza della demenza è oscillata da un minimo di 67,7% del 2003 ad un massimo di 76,4% del 2006. Ciò significa che tra gli anziani ricoverati presso le strutture della nostra Azienda oltre 2 su 3 o, negli ultimi 2 anni, oltre 3 su 4 presentano un deterioramento cognitivo di notevole gravità. Di questi, una percentuale costantemente superiore negli ultimi 5 anni al 40% manifesta disturbi del comportamento. In relazione a tali elementi, l’ASP Giovanni XXIII ha da tempo intrapreso e negli ultimi anni implementato una serie di iniziative specificamente rivolte agli utenti affetti da demenza, o comunque da loro usufruibili, e dirette fondamentalmente a stimolare le funzionalità residue e a migliorare la qualità della vita di relazione.
Tra queste si possono ricordare:


1) Attività di intrattenimento (lettura di quotidiani e periodici, proiezioni di film, giochi e feste collettive), con finalità di svago, socializzazione e stimolazione psico-sensoriale;
2) Riattivazione psico-motoria, consistente nella combinazione di esercizi di ginnastica “dolce” con momenti di R.O.T. informale; tale attività, condotta da fisioterapisti, si svolge attraverso sedute bisettimanali di 50-60 minuti ed è rivolta a gruppi di anziani non superiori alle 10 unità;
3) Musicoterapia, che si articola in incontri settimanali di circa 1 ora, dove piccoli gruppi di anziani utilizzano la musica sia in fase recettiva (ascolto di idonei brani musicali), sia in fase attiva (canto ed uso di strumenti musicali semplici);
4) R.O.T. (Reality Orientation Therapy): si tratta di un’attività di stimolazione strutturata e standardizzata che si svolge in sedute di 45-50 minuti 3 volte la settimana ed è diretta a gruppi di 5-6 anziani con lo scopo di riorientarli nel tempo, nello spazio e nel loro vissuto;
5) Metodo Validation: è un trattamento che usa tecniche specifiche (individuali e di gruppo) in rapporto ai 4 stadi di classificazione del disorientamento sec. Feil e che si basa sulla convalidazione (legittimazione) dei sentimenti dell’anziano demente, la cui esternazione ed interpretazione devono essere favorite dall’empatia, ossia dalla capacità di mettersi nei panni altrui. Il metodo si propone diversi obiettivi, tra cui: migliorare la comunicazione verbale e non verbale; impedire la completa deprivazione di stimoli e quindi la completa chiusura in se stessi e l’evoluzione in una vita vegetativa; migliorare il benessere psichico e fisico, affrontando e cercando di chiarire gli eventuali conflitti irrisolti del proprio vissuto; ridurre l’uso di mezzi di contenzione chimici e/o fisici.
6) Progetto Memofilm. Nata all’inizio del 2007 in collaborazione con la Cineteca del Comune di Bologna, questa iniziativa sperimentale ha una base “concettuale” di partenza del tutto originale: coniugare scienza ed arte, impiegando, cioè, elementi di una tecnica ormai consolidata nel trattamento della demenza (la reminiscenza) non in un rapporto diretto operatore-paziente, bensì tramite la mediazione di un filmato, che, sia pure di breve durata a causa dei ben noti problemi di mantenimento della capacità di concentrazione da parte degli anziani affetti da demenza, scaturisce da un vero e proprio lavoro cinematografico, con una sceneggiatura, una regia ed un montaggio. In altri termini il Memofilm, costruito attraverso il contributo fondamentale dei familiari del soggetto interessato, vuole rappresentare in 15-20 minuti la vita dell’anziano demente, che viene così sottoposto in modo sistematico a stimoli positivi ed utili sia sul versante della memoria, sia su quello delle emozioni. Questo progetto vedrà coinvolti, nel lasso di tempo previsto di 2 anni, una ventina di anziani con deterioramento cognitivo: 10, a ciascuno dei quali verrà costruito e sottoposto il proprio Memofilm, ed altrettanti che fungeranno da controllo allo scopo di verificare eventuali differenze nell’ambito della cognitività, del comportamento e del tono dell’umore.

Le attività di stimolazione cognitiva al paziente con demenza in Emilia-Romagna: analisi dell'esperienze e proposta dei protocolli condivisi

 

 

 
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